Mai mi sarei sognato di scrivere riguardo alla triste vicenda di Eluana Englaro… se n’è parlato anche troppo, mentre invece la vicenda avrebbe meritato silenzio e rispetto… m’ero ripremesso di tenermi ciò che penso per me…
…e ancora meno mi sarei sognato di scriverne a riguardo sul forum del Tg1 – telegiornale che non apprezzo affatto…
…ma una persona mi ha detto di andare a leggere cosa aveva scritto, e dopo averlo letto non sono riuscito a trattenermi dall’esprimere a mia volta il mio punto di vista…
…ormai che c’ho perso tempo (già che ho pochissimo tempo per star su internet, quel poco lo butto via anche così…), ne approfitto per riportarlo anche sul blog:
Premettendo che in questo ultimo periodo troppe bocche si sono “spalancate” e si son messe a “strillare” in maniera, seppur “cordiale” nei modi, ma becera nei contenuti. Il buon senso avrebbe preteso se non silenzio, almeno che se ne parli sottovoce, nel rispetto di Eluana e dei suoi familiari, perchè la sua vicenda si è trasformata in argomento da “perpetua campagna elettorale”, cosa che Eluana non merita. Non si merita le urla a squarcia gola di coloro che sono convinti di avere la “verità in tasca” e non sono capaci di accettare che esistano altre sensibilità ed altre opinioni, e vorrebbero metterle a tacere imponendo la loro idea “per legge dello stato”.
Detto questo, vorrei esporre il mio pensiero.
Quello che fa di uno stato l’essere uno stato fondamentalista è che, come certi paesi arabi, il peccato corrisponde a reato, e viceversa, in questo modo gli ideali e le regole di una religone vengono imposti a tutti i cittadini, anche a quelli che hanno un altra religione, o sono atei, o comunque la pensano diversamente.
Io non voglio vivere in uno stato fondamentalista, ne islamico, ne cattolico. Lo stato, per difendere la liberà di ogniuno, non può che essere laico, altrimenti non è uno stato che rispetta la libertà di tutti i suoi cittadini.
Quello che si contesta alla chiesa non è il dire ciò che pensa, è giusto che sia libera di dire ciò che pensa quando e come vuole, ma d’altro canto la chiesa non può pretendere che le leggi di uno stato laico ed indipendente si pieghino e si adattino al suo pensiero ed alle sue regole, perchè se così fosse lo stato diventerebbe uno stato fondamentalista, violando molti degli articoli della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo” (andatevela a leggere se non l’avete mai fatto).
La chiesa può dire che il divorzio è sbagliato, ma non può impedirmi di divorziare, la chiesa può dire che secondo lei l’aborto è sbagliato, ma non può impedirmi di abortire, la chiesa può dire che il suicidio è sbagliato, ma non può impedirmi di suicidarmi se la mia vita, per un qualche motivo, diviene per me insopportbile, o diventa non-vita.
Una cosa sulla quale bisognerebbe fare il punto è “cos’è la vita”: per me la vita è tale fino a quando la posso vivere in maniera “piena”, in totale libertà, in maniera cosciente, in maniera ragionata, la vita è tale se provo piacere nel viverla. Se non posso viverla in questo modo, per me ciò che chiamiamo “vita” non è “vita”, ancora più se dovessi ritrovamri in uno stato vegetativo… se devo “vivere” così preferisco di gran lunga morire, perchè per me quella non è più vita… E’ giusto? E’ sbagliato? Non lo sò, ma è ciò che penso e la chiesa non può impedirmelo, perchè è un mio diritto disporre della mia vita come meglio credo.
A parte che poi anche la chiesa dovrebbe decidersi su cos’è la vita, perchè a seconda delle situazioni adotta un criterio differente: quando si parla di “vita vegetativa” o di aborto considera vita la “vita biologica”, però se un feto muore prima di nascere ne vieta il funerale perchè non è un essere umano, ma solo “un pezzo di carne”… che si decida la chiesa ed assuma una posizione univoca, non cambiandola a seconda delle occasioni…
Per un cattolico la sofferenza è un “piacere” (è pieno di santi che sono stati dichiarati tali per aver “vissuto con gioia la sofferenza” ringraziando Dio per avergliela “donata”), perchè è volontà divina (è Dio che ha deciso di dartela), e un cattolico può solo sopportare fino alla morte per non contravvenire alla volontà del Signore, non può quindi disporre del suicidio…
Per me la sofferenza è sofferenza e basta, e se tale sofferenza mi è così insopportabile da non provare più piacere nel vivere, allora preferisco non vivere più…
Penso che colui che abbia trovato le parole migliori per dire ciò che voglio esprimere sia stato un pensatore di secoli fa, Epicuro, vi cito il testo, tratto dalla “Lettera sulla felicità (a Meneceo)”, a cui mi riferisco:
“la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, senza l’inganno del tempo infinito che è indotto dal desiderio dell’immortalità. Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive. Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, cosi non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce.”
Se io la penso così, dunque in maniera differente dalla chiesa, perchè lo stato non deve tutelare anche la mia libertà (che è sancità anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo)?
Lo stato non può e non deve piegarsi ai dettami ne della chiesa ne di nessun’altro, non può impormi attraverso la legge di uniformarmi ad ideali che non mi appartengono, lo stato deve essere laico e tutelare la libertà di tutti, lo stato deve uniformarsi solo ai dettami della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che rappresenta gli unici valori universalmente condivisi (a parte qualche stato retrogrado, dittatoriale, fondamentalista… compreso lo stato del Vaticano, che non l’ha ancora rattificato) e dai quali nessun uomo può esimersi di condividere.
Io voglio il diritto alla salute, se per me è un piacere vivere, e penso che, se qualcuno pensa che la vita vada sempre vissuta anche se da “vegetale”, abbia il diritto di essere mantenuta in vita fino all’ultimo, ma penso anche che io, se io, che non la penso così, mi ritrovassi a vivere uan vita insopportabile, o comunque in una “non-vita”, abbia il diritto di morire. Perchè, se sono in salute, sono libero di suicidarmi come e quando voglio, mentre se non hofacoltà di farlo da solo non posso essere aiutato?
Io al posto di Eluana vorrei morire, avrei voluto esser morto da tempo… la chiesa può dirmi che, secondo lei, è sbagliato, ma visto che per me non lo è, nessuno può vietarmi di farlo e lo stato deve darmi gli strumenti per farlo in maniera “umana”.
Se Eluana morirà fra atroci sofferenze, la colpa è dovuta al fatto che in Italia, contrariamente ad altri paesi più civili, non abbiamo una legge sull’eutanasia, che permetterebbe di morire in maniera mano “atroce” invece che “di fame e di sete”… e se non abbiamo una legge sull’eutanasia la colpa è di uno stato che, invece di tutelare la libertà di tutti, inchinandosi al volere di una chiesa bigotta e arrogante, non se n’è ancora dotato. Se ci fosse una legge sull’eutanasia, come nei paesi civili, Eluana potrebbe morire in maniera meno atroce.
Ora possono anche fare una legge liberticida ad hoc per il caso Eluana in segno di prostrazione alla chiesa (non c’è niente di più frustrante di uno stato che snatura se stesso rinunciando a difendere la libertà di tutti per adottare il punto di vista solo di una parte), ma tanto prima o poi non potrà farne a meo (e nemmeno la chiesa) di fermarsi a ragionare e a capire l’errore (e l’orrore): prima o poi la scienza sarà in grado di mantenerci in vita “a libitum”, magari si rimarrà in stato di incoscienza in un letto di ospedale, ma non si morirà più… a quel punto invece dei cimiterì, dove non andrà più nessuno, bisognerà iniziare a costruire ospedali per tutti i “morti non ancora morti”, gli ospedali diventeranno i nuovi cimiteri… a quel punto forse capiranno che la “vita” è tale solo se può essere “vissuta”, e lasceranno che la gente possa morire in pace…
E per chi dice che “la vita può toglierla solo Dio”, io rispetto al atua idea e penso che tu sia liberissimo di pensarla così… ma tu devi rispettare anche il mio pensiero, che penso che la vita posso anche decidere di togliermela secondo la mia volontà se lo ritengo giusto… tu sei libero di dirmi che per te è sbagliato, ma non può impormi il tuo pensiero spacciandolo per “pensiero universale” perchè non è tale, è solo una tua opinione, magari largamente condivisa, ma non “universale”.
Eluana, è una cosa scandalosa come la chiesa, i “fondamentalisti de noialtri”, i politici nostrani (soprattuto i prostrati alla chiesa), e tutti coloro che vogliono imporre per legge le loro idee agli altri calpestandone il libero arbitrio e utilizzando per questo lo stato, ti abbiano utilizzata, e ti stiano utilizzando solo per i loro scopi, anche se la usano come scusa, se ne fregano della tua situazione e della tua sofferenza, a loro interessano solo i loro scopi… Se c’è una vita oltre la morte, ti auguro che sia migliore di quella che ha vissuto nell’aldiquà e soprattutto ti auguro di incontrare gente meno becera e meschina.
Ciao